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Posted on novembre 10, 2009

MySpace

Brutte notizie per MySpace, anzi bruttissime!

Sembra che il traffico del sito sia diminuito così tanto da non essere più sufficiente a garantire i requisiti minimi che avevano permesso alla sua casa madre News Corp di firmare nel 2006 un accordo pubblicitario da 900 milioni di dollari con Google.
Ancora non si sa quanto di quella somma sfiorirà dalle tasche della compagnia, ma secondo il Financial Times alla News Corp resteranno 580 milioni di dollari, più una penale da 100 milioni.

Questa tegola che casca sulla testa di MySpace però non incide sull’andamento generale di News Corp che sta ottenendo grandi risultati nel suo core business, costituito dall’attività cinematografica e dalla tv via cavo. Attualmente da queste attività la News Corp percepisce l’85% del proprio reddito.

MySpace, che nel 2006 era il social network di punta, sa bene che tutto il traffico perduto è migrato prevalentemente su Twitter e Face Book.

Chase Carey, il secondo di Rupert Murdoch, nelle ultime dichiarazioni rilasciate a margine della notizia ha sostanzialmente riconosciuto la sconfitta nel settore dei social network ed infatti ha affermato: “Non stiamo cercando di battere Face Book. Non stiamo cercando di battere Twitter”. Piuttosto che competere con i due siti, MySpace ha deciso di puntare su quello che da sempre è stato lo zoccolo duro dei suoi utenti: gli artisti.

Facendo affidamento su milioni di pagine con contenuti musicali e video di artisti il più delle volte senza un contratto, e quindi praticamente a completa disposizione del sito, MySpace vuole essere riproposto più come una piattaforma d’intrattenimento che come un social network dove condividere interessi con i propri amici e famigliari.

Se la strategia avrà successo News Corp si preparerà a potenziare l’elemento “video”, che al momento è monopolizzato da YouTube e Face Book, sfruttando soprattutto i propri diritti televisivi e cinematografici. Sul punto Carey ha anche detto: “Molti aspetti di questo business stanno cambiando” riferendosi, fra l’altro, al fatto che presto i films potranno debuttare su piattaforme on line piuttosto che nei cinema.

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